Aura coeli
La forma dell’aria
Il Cielo, nella sua sconfinata e mutevole immensità è da sempre fonte di ispirazione per artisti, scrittori, musicisti, poeti. Entità misteriosa e apparentemente illimitata, non finisce di attrarre e interrogare scienziati, alchimisti, studiosi di astronomia e religioni, alla ricerca di strumenti sempre nuovi di conoscenza ed esplorazione. Ma solo gli artisti, irriducibili visionari, nell’incanto delle infinite variazioni cromatiche che attraversano il cielo ad ogni ora del giorno e della notte, sanno penetrare il suo mistero e interpretare i simboli racchiusi nel segreto della sua volta luminosa. Albe e tramonti, nuvole e lampi, contrasti stupefacenti di colore infuocano i cieli e invadono l’anima dell’artista nel sublime istante di un’emozione incontenibile.
Diceva Mirò: “Lo spettacolo del cielo mi sconvolge. Mi sconvolge
vedere, in un cielo immenso, la falce della luna o il sole. Nei miei quadri, del resto, vi sono minuscole forme in grandi spazi vuoti.” Nelle “Costellazioni” esprimeva poesia e stati d’animo che testimoniavano quello sconvolgimento che ogni volta, al termine delle sue opere, lo lasciava esausto ma sempre pronto a rispondere al richiamo dell’ispirazione.
Van Gogh, amava la notte e dipingeva i suoi cieli stellati con vortici di colore e pennellate turbinanti di stelle. Esprimeva vastità e inquietudine ma anche sogno e speranza.
Monet, Maestro dell’impressionismo, catturava la volta celeste nelle sue variazioni di luce e colore. Le sue opere mostrano il cielo come un elemento in continuo dinamismo, cangiante a seconda delle sfumature cromatiche delle stagioni. In “Impressione, sole nascente” dipingeva con morbide pennellate, un cielo tinto di ocra, giallo, rosa e arancione con i suoi riflessi proiettati sull’acqua scura. Cieli riflessi sulla superficie dell’acqua come parte integrante di una ricerca visiva e pittorica di grande impatto poetico.
Turner, noto per i suoi tratti di pennello tempestosi, dipingeva cieli drammatici, carichi di luce e movimenti. Nelle sue opere il cielo è spazio di cambiamento e contrasto, dove la natura si mescola strettamente con l’emozione umana.
Friedrich, celebre per i suoi cieli maestosi e contemplativi, nell’opera “Il viandante sopra il mare di nebbia” dipingeva un cielo simbolo di solitudine, introspezione, metafora del legame spirituale tra l’uomo e la natura.
De Chirico invece, con “Le muse inquietanti” utilizzava cieli spogli e statici associati a paesaggi surreali che evocavano mistero e straniamento. Il cielo per De Chirico era un vuoto, un elemento che amplificava la solitudine e l’alienazione dell’essere umano.
Tra gli eccelsi, Michelangelo, nel grandioso affresco della Cappella Sistina, raffigurava il cielo come spazio divino, teatro dell’incontro tra uomo e Dio. Mentre Giotto nell’inimitabile volta della Cappella degli Scrovegni creava un cielo blu costellato di stelle, capolavoro di simbolismo e colore che allude alla profondità e alla ricchezza del cosmo. Il vibrante blu oltremare, punteggiato da più di ottocento astri dorati simboleggiava la sapienza e l’ordine divino.
Non si contano gli artisti del passato che hanno raffigurato il cielo in modo maestoso, con simbologie legate allo spirito e alla magnificenza del creato.
La contemplazione del cielo interroga e suggestiona, ponendo domande sul significato dell’esistenza umana, sulla trascendenza e sullo spirito oltre la morte. Poeti, romanzieri, filosofi, affidano alla parola scritta le emozioni che scaturiscono dalla visione dell’infinito.
Ungaretti, in “M’illumino d’immenso,” con celebri versi istantanei nati sullo sfondo drammatico della guerra, esprimeva un’improvvisa e profonda illuminazione interiore di fronte all’infinità del cosmo.
Pascoli in “Dieci agosto”, poesia scritta in seguito alla morte del padre, componeva indimenticabili versi… “Io lo so perché si gran pianto nel concavo cielo sfavilla e poi arde e cade” … E nel celebre
finale: “E tu Cielo, dall’alto dei mondi, sereni, infiniti, immortale, oh d’un pianto di stelle lo inondi quest’atomo opaco del Male!” Impossibile dimenticare Dante, sommo poeta, autore della Divina Commedia, che usa la luce e i corpi celesti come simbolo della perfezione e dell’ordine divino nel suo viaggio terreno e ultraterreno.
Un viaggio immaginario che attraversa inferno, purgatorio, e infine il paradiso, luogo dove sperimenta tra le altre, la visione di un’immensa rosa bianca di luce, formata dagli spiriti beati, e termina con un cielo, l’empireo, dove scorge la luce divina: ineffabile, indescrivibile… “l’amor che move il sole e l’altre stelle”.
Tutte e tre le cantiche della sua immensa opera si concludono infatti con le stelle, memorabili i versi con i quali Dante celebra l’uscita dall’inferno in compagnia di Virgilio… “E quindi uscimmo a riveder le stelle”
Esplorare le voci che hanno trovato ispirazione nella visione del cielo significa perdersi in un firmamento di emozioni pressoché sterminato, proprio come il cielo stesso. Un cielo che secondo alcuni filosofi greci, come Aristotele, si pensava facesse parte dei quattro elementi fondamentali della materia, “Terra, Aria, Acqua, Fuoco”. Elementi dai quali avrebbe avuto origine il Tutto. Un tutto, che non finisce di sorprenderci e nello stesso tempo allarmarci.
Il dono prezioso della vita su questo pianeta è indissolubilmente legato alla purezza incontaminata dei suoi elementi costituenti.
Il cielo custodisce il respiro del mondo e di tutti gli esseri viventi. E non sono pochi gli esponenti dell’arte moderna e contemporanea, che hanno esplorato il cielo come spazio simbolico per denunciare l’inquinamento dell’aria. Nella corrente artistica concettuale, infatti, vediamo l’opera diventare l’idea stessa, mentre la forma diventa solo un mezzo provvisorio o secondario. Da qui, installazioni, performance, arte relazionale, arte digitale, l’arte diviene quindi soprattutto un atto mentale. Tra questi troviamo Tomas Saraceno, che immagina città sospese nel cielo. Nelle sue installazioni risonano spesso dati ambientali, per riflettere sulla fragilità e la centralità dell’aria nella crisi climatica urbana. Andrea Polli trasforma i dati della qualità dell’aria in un flusso luminoso proiettato come una cascata che cambia colore a seconda del grado di inquinamento rilevato. Dryden Goodwin, Michael Pinsky, sperimentano anch’essi animazioni e visualizzazioni dinamiche dell’aria, con proiezioni di emissioni nel cielo.
L’invito agli artisti, testimoni di questo tempo ingarbugliato, violento e confuso, non può che essere quello di dare voce e corpo alle emozioni profonde che nascono dall’osservazione e dalla conoscenza della storia artistica del passato e del presente. Scuotere e liberare le energie creative che risvegliano consapevolezza è il compito, contribuendo così, sotto questo cielo, alla continuità dell’esperienza artistica e poetica in difesa della bellezza e della armonia nel mondo”.
Per “Segreta Isola “e “Liberi Artisti di Varese”
Albertina Nessi
Vice presidente Segreta Isola